25 gennaio 2008

VENDO SONYERICSSON Z601I



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Bioritmi

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20 gennaio 2008

Vendo Triumph Speed Triple


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11 gennaio 2008

Serie Vetro




Sotto un Cielo di Follia Turchese

Chiesa
- Mi dispiace... mi dispiace tanto. -
- Perché figlio? -
- Conosco un segreto che non posso rivelare perché comprometterei la sua esistenza, ma così facendo io la condanno a morte. Dirglielo o no avrebbe lo stesso effetto, ma violerei una scelta di vita che ho fatto molto tempo fa. -
- Io sono qui per aiutarti, ma non lo posso fare se non so qual è il problema. -
- Questo lo so. -
- Sai anche che la mia figura è legata al segreto della confessione? -
- Si padre, so anche questo. -
- Allora confidati figlio... e abbi fede in me. -
L'uomo guardò attraverso i fori che lo separavano dal prete nel confessionale, e ricostruì nella propria memoria il viso del prelato che aveva visto in una fotografia consegnatagli due giorni prima. Piegando il collo in avanti si accarezzò pesantemente la testa calva con una mano, e si avvicinò alla grata bisbigliando la propria vergogna.
- Ho gravemente peccato. -
- Nessuno è perfetto, figlio mio... e poi il Signore ci vuole santi a modo suo. Niente ci impedisce di vivere come vogliamo, ma ricordandoci che Lui vede il nostro impegno e la devozione con cui lo santifichiamo, dobbiamo solamente rispettarne le regole di rispetto e civile convivenza con gli altri... Venire qui e cercarmi con tanta...-
- Ho ucciso. -
Il sospiro del confessore fu lievemente filtrato dal legno tarlato della vecchia chiesa del centro, costretta dai nuovi edifici e soffocata dal passare degli anni, e scivolò nella spoglia cappella francescana. Eliminati dall'Ordine gli arazzi, le grandi stampe e i due tappeti rossi che formavano una croce in terra correndo perpendicolarmente l'uno con l'altro, le mura terra bruciata dei mattoni riportati al loro naturale colore disegnavano lo scheletro dell'edificio in modo bilanciato e armonico; sei grandi colonne portanti la dividevano in settori di uguale superficie, e mentre l'uomo fissava con la coda dell'occhio le icone dei santi rappresentati nei mosaici in vetro delle finestre, con l'orecchio pedinava il respiro sofferente dell'abito talare che gli sedeva davanti, ascoltando affascinato il rosario che volava veloce tra dita nervose che ne indicavano chiaramente l'età avanzata.
- Perché? -
- Vuol sapere perché lo faccio... come e quando è cominciato tutto? -
- Vorrei che tu capissi... -
- Io ho fatto quello che ho detto per vanità... per una mia banalissima distrazione. Poi sono stato abbagliato, e affascinato dal bagliore, e coinvolto dal fascino... fino a quando non sono riuscito a fermarmi più. -
- Quante persone hai... -
- Non lo so, padre... non lo so. Non ho mai voluto tenerne conto, non ho mai voluto specchiarmi e dire a me stesso "Complimenti dio! Sei a quota dieci, o venti, o cento..." -
Colpito nel proprio credo personale, il parroco si svegliò dal torpore della riflessione assetato di conoscenza.
- Cosa c'entra Dio? -
- E' il mio soprannome, il mio nome di battaglia... la maschera dietro cui mi nascondo. -
- Perché proprio il suo nome? -
Per quell'uomo di cinquant'anni scegliere di confessarsi era stato difficile, ma una volta presa una decisione, e nonostante la difficoltà, dio ne manteneva il sostegno.
- E' cominciato tutto per sbaglio... tutto per un mio stupido sbaglio. Tre anni fa stavo tornando da un viaggio in treno, ma poco prima di scendere sento la persona davanti a me lamentarsi dei suoi tanti problemi. Quando siamo scesi, quel... tipo, lui... perse un biglietto da visita... forse era suo, forse no... comunque lo raccolsi e gli mandai un messaggio per posta elettronica. -
- Internet? -
- Si... la rete delle reti... dove si può trovare tutto e tutti ma anche dove chiunque può essere chiunque altro. Soprattutto dove io ho iniziato la mia carriera. -
Rievocare i ricordi gli smorzava la freddezza di assassino, e far respirare il proprio animo lo rendeva vulnerabile. Lo sapeva e ne era terrorizzato, ma era anche consapevole che la propria coscienza era un piccolo tarlo affamato in un mondo di legno, quello stesso materiale di cui era composto l'inginocchiatoio dove lui si era volontariamente posato; quella quercia consunta che aveva ascoltato decine d'anni di problemi e assorbito altrettanti sospiri di delusione o sollievo.
- Come primo passo ho creato una casella di posta, e nel dubbio di che nome usare ho scelto quello di colui che da millenni crea e distrugge, e che pur essendo riconosciuto tale non è stato mai tacciato di alcun crimine... -
Nonostante l'interesse che il prete provava per quella confessione e la pena che sentiva per l'uomo in velluto, si trovò a dover spiegare la figura di Dio e le sue funzioni; come esecutore della volontà divina non poteva far altro che invitare alla riflessione, sperando intimamente che la successione del discorso deviasse verso toni più pacati.
- Il Signore non è un criminale, un... -
- Un assassino? -

...continua...

Desideria

19:45
La via del mercato era dritta e trafficata, borsoni di plastica ondeggiavano lungo i marciapiedi mentre anonime vampate di profumi mielosi si appiccicavano ai vestiti sudati. In quel tardo pomeriggio Paolo camminava lento, trascinandosi per una città in cui era nato ma che non aveva mai sentito sua; in estate la tristezza lo attanagliava puntuale e secca come la morte, portandolo alla negazione del piacere e del rispetto per se stesso, quasi costringendolo a rinnegarsi. Lui non era mai stato a proprio agio in mezzo alla gente, ma nel complesso universo della sua misantropia a volte riusciva a sopravvivere ripetendosi che da soli non si può vivere, perché chi non comunica con i propri simili alla fine morirà dentro. Pur immaginando quanta gente ci sarebbe stata, violò la piccola galleria commerciale che congiungeva le due strade parallele del centro e entrò nella libreria; dopo aver girato un pò tra gli scaffali si diresse verso la cassa, alzò lo sguardo dai libri esposti in terra e la vide. Indossava una maglietta bianca, una camicia verde legata in vita, jeans blu e scarpe da tennis, aveva i capelli scuri e corti fino alle spalle e un piccolo naso a punta che divideva degli splendidi occhi verdi leggermente truccati, ma il viso leggermente ovale era di una vitalità che nessuna ragazza gli aveva mai trasmesso. Quando furono l’uno di fronte all’altra Paolo si immobilizzò fissandola, lei gli sorrise e con gentilezza chiese:
- Le serve una mano? -
- No… no… grazie. - e abbassando lo sguardo si allontanò.
La ragazza si accarezzò i capelli arcuando appena le fini sopracciglia quando lui si girò e vide un piccolo sorriso illuminarle il viso. Uscendo velocemente dal sottopassaggio del palazzo Paolo s’infilò con un passo molto più veloce del solito in mezzo alla folla che aveva sempre evitato e, spintonando le borse piene che quasi lo assalivano, decise di andare a comprare qualcosa. Per poterle dire quanto lui apprezzasse quei suoi gesti naturali che gli avevano stimolato la timidezza, ma anche richiamato alla luce una naturale vergogna da troppo tempo sotterrata da un profondo strato d’introversione, come un vecchio e collaudato amante entrò dall’unico fioraio che sapeva ancora aperto, in marcia contro il Tempo ma entusiasta al pensiero di volerla vedere di nuovo.
Nel negozio di fiori scrutò con attenzione tutti i tipi di decorazioni, ghirlande e composizioni esposte, poi si decise e chiamò la commessa.
- Scusi, vorrei quella là… in alto. -
Due minuti dopo era di nuovo in libreria, con il respiro affannoso della corsa e il fiore dietro la schiena, poi le si avvicinò.
- Scusa… sono stato qui prima… e … -
Mostrò il regalo poco per volta, cercando di capire le sue reazioni, e glielo offrì. Le scoprì la carta argentata davanti agli occhi, nascondendo quella rosa che aveva scelto con tanta cura e che non era circondata da ornamenti né contorni. Una semplice rosa blu.
- E’ molto bella. Grazie. -
- Paolo. Mi chiamo Paolo.- la interruppe - No… e che avevo voglia di regalartela… capisci…solo per… -
Lei si offrì di stringergli la mano.
- Piacere Paolo… Desideria. Finisco alle nove, ti va di accompagnarmi a casa? -
Lui guardò con falsa disinvoltura l’orologio, si toccò con imbarazzo la testa e promettendo di essere puntuale ricambiò il saluto che gli era stata offerto.
Dovendo aspettare poco più di un’ora, andò a sedersi in una piazza lì vicino e prese una sigaretta dal pacchetto sgualcito che teneva nelle tasche posteriori dei pantaloni; seduto sulla panchina, con una miriade di persone che lo circondavano e isolavano allo stesso tempo, lui si crogiolava e tormentava pensando di aver finalmente incontrato qualcuno con cui poter tranquillamente comunicare. Altrimenti perché lei l’avrebbe invitato?

...continua...

Serie Mani







Serie Viso




Serie Rossa




Serie Blu











Chi c'è e chi c'era